Cittadinanza globale. Per un’etica dell solidarietà

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Ogni città sorge delimitando un confine, oltre cui ci sono gli “altri”, verso i quali, storicamente, non si hanno gli stessi doveri che si contraggono nei confronti dei propri concittadini. Mettendo in crisi la semplicità di questa gerarchia, la globalizzazione economica ha reso fluidi i confini fra le città e le nazioni, ponendo l’attuale dicotomia fra sovranismo degli stati nazionali e universalismo dei diritti umani.

Ogni singolo cittadino sperimenta oggi quella che Bauman ha chiamato una “solitudine globale”, in cui piu’ o meno ricchi e piu’ o meno poveri si fronteggiano senza la mediazione, rassicurante, di uno stato sociale nazionale. Cosa significano, in questo quadro, solidarietà e accoglienza? I cittadini occidentali hanno solo un dovere di “accoglienza” nei confronti degli stranieri che giungono nelle loro terre, o anche di “solidarieta'” verso coloro che, rimanendo a casa, soffrono quotidianamente fame, povertà e malattie?

Prendendo spunto dal testo “The Life you Can Save” del filosofo australiano Peter Singer, si può disegnare un’etica della solidarietà globale, in cui il discusso slogan “aiutiamoli a casa loro” assume una luce inaspettata, che impegna i cittadini occidentali, prima ancora che i loro governi, a una solidarietà persino più impegnativa di quella, pur necessaria, che crediamo di assicurare con politiche migratorie più o meno sagge

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