In questo momento di gravissima difficoltà, la filosofia dovrebbe dire qualcosa al mondo per orientare le scelte delle persone e per riflettere sulla condizione esistenziale in cui ci troviamo tutti. Sui social e sugli altri mezzi di comunicazione parlano un po’ tutti: politici, medici, economisti. Tuttavia non si capisce chi veramente regge il timone della nave. Fino a ieri l’economia dettava legge, oggi c’è un dominio del sapere medico sulla politica e l’economia è quasi muta, in una tragica sospensione. Si potrebbe anche dire che la stessa politica è sotto cura, medicalizzata. Il giudizio medico non è opinabile, manda al diavolo la parlamentarizzazione democratica delle proposte e diventa prescrizione inoppugnabile, nonostante il sapere medico sul coronavirus non sia ancora giunto alla soluzione del problema e si muova anch’esso in un quadro di incertezza.

O forse a decidere è la paura, una paura impersonale, sorda, non più  quella che abbiamo visto in passato, quella paura nelle mani del potere come strumento di governo. Ma una paura cosmica che travalica i confini degli stati e si irradia senza una precisa direzione su tutto il globo. Per inciso, forse è ora di rivedere le categorie della scienza politica: che senso ha parlare oggi di sovranità, confini, responsabilità individuale. Il legame tra stato e territorio ovvero l’idea che lo stato eserciti una giurisdizione, (fare leggi e governare) in un determinato perimetro, dovrebbe essere messa in soffitta. Siamo tutti reclusi a casa e nessuno sa che succede. Un senso di apprensione ci assale ogni volta che accendiamo la TV non tanto per l’annuncio di una nuova quarantena, quanto per la diffusa percezione di un pericolo imminente probabilmente dovuto ad un Antropocene che mette in moto processi di tale ampiezza e intensità da rendere ridicolo ogni provvedimento che non abbia una portata sovranazionale. Ecco perchè, per quanto le istituzioni reggano (speriamo), non appaiono all’altezza del compito, e sembrano in affanno anch’esse, vittime di una logica emergenziale dettata dalla limitata capacità di previsione e di analisi.